Guarda, ci sono i guardiani, le sentinelle i custodi
della notte
qualcuno deve avergli dato le chiavi,
tanto tempo fa,
qualcuno che poi è scappato
ha lasciato il regno vuoto,
sabbia e polvere e spumante,
ed ora sta riempiendo il giorno d'oro
Ma loro non lo sanno, i guardiani le sentinelle
i custodi
e perseverano notte dopo notte
buio dentro al buio
ridendo a volte, tacendo spesso
ascoltando il minimo sussurro
Perchè se Lui torna, e torna col premio
loro vorranno essere pronti
fronte alta mento dritta un po' viola
intorno all'occhio
ma che orgoglio
Hanno abitato fino adesso la notte
ed ogni sua declinazione
sfiorando con la punta delle dita
i primi spruzzi d'alba
Li hanno fotografati sull'uscio di locali
tra il selciato dei marciapiedi
nel riflesso del porfido bagnato
dentro la scatola sonora
lungo il fiume
Senza famiglia, senza un lavoro
senza un progetto
che non sia quello
di custodire la notte
ed un poco appropriarsene
E sentirsi, per un istante,
grazie all'alcol che scorre,
come Lui, come il padrone fuggito
di un regno che si crea e si disfa
continuamente, non si sa se è
davvero esistito,
e non vale niente
Il mio racconto Il nido è stato scelto per l'antologia Stranger love a cura di My Secret Diary. Il libro è ordinabile su Lulu e su tutte le librerie on line nonché in quelle tradizionali. In fondo al blog il banner che vi porta direttamente alla pagina del libro.
Qui i dettagli.
Aveva i capelli sciolti e lo sguardo di pioggia, in quella fotografia.
Avrà avuto vent'anni ed era più bella di tutte le cose vive.
Era morta giovane ed io non lo sapevo, la sua foto stava appesa sopra una mensola e dei lumini la innaffiavano di bagliori rossastri. Presi l'abitudine di fissarla a lungo, nel lunghi pomeriggi estivi, quando l'afa era tremenda e non si poteva scendere in cortile.
Tra lo sbuffo del ferro da stiro di mia madre e la televisione accesa su una telenovelas, io sbirciavo di sbieco il ritratto della donna bellissima. Sembrava assumere diverse espressioni a seconda del mio umore, quel suo sorriso dolente, irto di promesse non mantenute, di silenzi indecifrabili.
Non era come nessun'altra ragazza che avevo modo di vedere a scuola, per strada, durante quella mia complicata adolescenza pregna di disagio e solitudine. A tutte le altre mancava quell'alone etereo che la ragazza nella foto invece possedeva. Tutte erano terrene e comunque sempre più brutte di lei, nella loro concretezza di esistenti.
Non mi azzardai mai a chiedere chi fosse, né a mia madre né tanto meno a quell'orso di mio padre. Stava tra i santi della famiglia, ma io proprio non pensavo fosse morta.
Arrivai a cercare in casa frammenti di lei, segni ed indizi della sua esistenza, e di dove fosse, dove abitasse, che legame ci fosse tra lei e la mia famiglia.
Forse mi ero innamorato.
Il cuore palpitava prepotente quando ero ad un metro dalla sua foto, quando l'occhio cadeva risucchiato nel suo, di pioggia e tempo e polvere e chissà quali visioni dentro di lei.
A scuola scrivevo lunghe lettere infervorate, ma non avevo l'indirizzo a cui spedirle.
Passò il tempo. Conobbi la concretezza dell'amore e le sue rappresentazioni reali.
La mia voglia di poesie fatta d'aria e stupore lasciò il posto al desiderio di un abbraccio, di un amplesso. Mi scordai della ragazza in foto.
E solo dopo anni, casualmente, andando a trovare i miei di già che vivevo da solo, incappai in quello sguardo sereno ma triste e chiesi (svanito il terrore di tredicenne, scomparsa la mia ingenuità) ma chi diavolo fosse quella ragazza in mezzo, tra gli altri, alla nonna, allo zio Gustavo, e a mio cugino annegato.
"Quella è tua sorella" mi disse mia madre, asciugandosi una lacrima che non vidi.
"Vuoi sapere com'è morta?" aggiunse, impettita nel suo grembiule da casa.
Le dissi di no.
"Leo di Zervi - Storia di una cittadina di provincia"
Andrea Roccioletti
f.to 15x21, pp.96, 10.00 euro.
collana Graffiti
ean 9788862520461
Iacobelli editore
(distribuzione PDE)
La storia si svolge in una cittadina di provincia, Zervi, che il protagonista, Leo, ama e odia allo stesso tempo: sua culla e sua prigione, luogo dove sono ancorati i suoi ricordi piu' belli e le sue disperazioni piu' nere. Da un lato c'e' la storia e le vicissitudini di un paese che assomiglia a tanti piccoli centri distanti dai capoluoghi e dalla Storia in genere; dall'altro c'e' Leo che, scontento della sua vita, sfoga la sua rabbia ribellandosi a quella normalita' soffocante che sembra avergli gia' preparato il futuro. Il destino di questa storia portera' Leo e i suoi amici a non essere piu' quelli di prima: sarà scegliere che cambierà loro la vita.
Immaginatevi la scena: abitate in un condominio, un covo pieno zeppo di gente bizzarra pronta a tutto, ma davvero a tutto, pur di sfondare nel mondo dello spettacolo e apparire sullo schermo televisivo.
Immaginate anche che il reality più famoso del mondo, quel fratello impertinente che ha frugato nell’intimità di migliaia di concorrenti, si appropri del palazzo intero e dei suoi inquilini promettendo loro una svolta radicale e un gran bottino in cambio dell’intimità, diritto umano proprio di ogni società civilizzata. Quello che ne avrete saranno zuffe, rocambolesche performance sessuali, lotte corpo a corpo ed esibizionismo: ecco gli ingredienti del nuovo libro di Vito Ferro “Condominio Reale”, una storia moderna in bilico tra finzione e realtà in cui l’unico principio attivo (e sano) della faccenda è l’amore, sentimento raro nato dalla alleanza di alcuni inquilini contro la belva occhialuta che nasce timido come un giglio bianco in un campo di narcisi(sti) biechi e violenti.
Ironico, pungente, agro e dolce.
Vito Ferro, sei stato nominato.
di Giada Aramu (che ringrazio di cuore)
Qui.
Per capire e, perché no, ridere dei tanti colloqui di lavoro già sostenuti, Cerco lavoro (http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/cerco-lavoro/891006) di Vito Ferro, nel quale viene narrato come cercare un lavoro sia, a tutti gli effetti, un lavoro vero e proprio, e dove il protagonista di esilaranti colloqui viene esaminato da selezionatori bizzarri, surreali, patetici e crudeli. 50 colloqui che svelano la follia del mondo della ricerca del lavoro, con una inevitabile deriva comica.
Link
a M.
Un sogno caro
un aeroplano
Il mio amico è arrivato
lassù in cielo
sfiorando con le unghia
le nuvole e un ricordo
Aveva il fegato esploso
aveva venti anni appena
Un sogno in nero
un treno
il mio amico è arrivato
lassù in cielo
stringendo tra i denti
parolacce ed un sorriso
Il mio amico è in cielo
ed io sono quaggiù
a far finta che niente
sia successo
niente che abbia incrinato
realmente
il piano di ciò che esiste
e rotola e continua a rotolare
fottuto mondo pallone
Il mio amico è in cielo
adesso
dove avrà venti anni sempre
a venti anni si è forti
e si sta bene
solitamente
non esplodono fegati
non si tirano maledizioni
e così mi piace pensare
che, anche se un po' arrabbiato,
il mio amico in cielo
ogni tanto butta uno sguardo
placato
verso questo mondo
verso me che non comprendo
come possa essere succcesso tutto
il suo fegato esploso
il sogno
il passato condiviso
ormai lontano
e piango lacrime asciutte
cercandolo ogni tanto
tra un lampo e le ultime stelle
del primo mattino