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sabato, 27 giugno 2009

I custodi della notte

Guarda, ci sono i guardiani, le sentinelle i custodi
della notte
qualcuno deve avergli dato le chiavi,
tanto tempo fa,
qualcuno che poi è scappato
ha lasciato il regno vuoto,
sabbia e polvere e spumante,
ed ora sta riempiendo il giorno d'oro
Ma loro non lo sanno, i guardiani le sentinelle
i custodi
e perseverano notte dopo notte
buio dentro al buio
ridendo a volte, tacendo spesso
ascoltando il minimo sussurro
Perchè se Lui torna, e torna col premio
loro vorranno essere pronti
fronte alta mento dritta un po' viola
intorno all'occhio
ma che orgoglio
Hanno abitato fino adesso la notte
ed ogni sua declinazione
sfiorando con la punta delle dita
i primi spruzzi d'alba
Li hanno fotografati sull'uscio di locali
tra il selciato dei marciapiedi
nel riflesso del porfido bagnato
dentro la scatola sonora
lungo il fiume
Senza famiglia, senza un lavoro
senza un progetto
che non sia quello
di custodire la notte
ed un poco appropriarsene
E sentirsi, per un istante,
grazie all'alcol che scorre,
come Lui, come il padrone fuggito
di un regno che si crea e si disfa
continuamente, non si sa se è 
davvero esistito,
e non vale niente


postato da: ferrovito alle ore 17:28 | link | commenti (1)
categorie: poesia
lunedì, 22 giugno 2009

Udine

Matrimonio Sabrina 20-6-09 155

postato da: ferrovito alle ore 09:30 | link | commenti (1)
categorie: foto, io
martedì, 16 giugno 2009

La tua assenza

La tua assenza è leggero stordimento
la prima assenza, quella delle parole
che ancora sfumano, aria tiepida,
insieme all'odore che lasci
alla fermata degli autobus, sui portoni socchiusi
L'assenza dei primi secondi, di qualche minuto
L'assenza di me che poco prima ero ancora con te
e continuo a parlare, nella mente, il discorso
che interrompiamo, a stringere
l'abbraccio sciolto brusco
e nella retina balla il tuo vestito di panna
L'assenza peggiore, quella che non ha rimedio
ancora non esiste antidoto minimo alla giornata
ancora non si sente pesante il fiato del mondo
sul collo, ed il frastornamento che distrae
La tua assenza è così malanno senza cura
dura così poco che parlarne fa pena
eppure incide quella roccia nel petto
la scorza del cuore
e più di tutto, è fatica
non farti sapere quanto uccida
il tuo andare incosciente
quando te ne vai ogni giorno


postato da: ferrovito alle ore 09:51 | link | commenti
categorie: poesia, lei
venerdì, 12 giugno 2009

Quattro lucciole

Quattro lucciole sulla strada,
ancora una parola
da dire e lasciare appoggiata
alle mura della notte
in quell'angolo sperduto del ricordo
Pomeriggio, mattina, estate, e poi
il buio che rinfresca la solitudine
Il mondo leggero come le magliette
che indossavamo
ciglia stropicciate, premure sperse,
le biciclette
Correva un cane incontro al sospiro
lontano, qualcuno rideva passando
qualcuno correva giocando a calcio
ma noi presidiavamo la mattonella
di paradiso conquistata
e non rubata a nessuno
sentinelle del niente,
quando ancora esitevano le cabine,
in attesa di diventare, come noi
ricordo
Ricordo che adesso ho quasi perso
mi restano giusto quattro lucciole
sulla strada, ogni tanto,
ad indicarmi un percorso
che non seguirò






postato da: ferrovito alle ore 09:21 | link | commenti (1)
categorie: poesia
martedì, 02 giugno 2009

Il nido su Stranger Love

Il mio racconto Il nido è stato scelto per l'antologia Stranger love a cura di My Secret Diary. Il libro è ordinabile su Lulu e su tutte le librerie on line nonché in quelle tradizionali. In fondo al blog il banner che vi porta direttamente alla pagina del libro.
Qui i dettagli. 


postato da: ferrovito alle ore 19:50 | link | commenti (1)
categorie: racconto, sesso, libro, erotismo, antologia

La fotografia

Aveva i capelli sciolti e lo sguardo di pioggia, in quella fotografia.
Avrà avuto vent'anni ed era più bella di tutte le cose vive.
Era morta giovane ed io non lo sapevo, la sua foto stava appesa sopra una mensola e dei lumini la innaffiavano di bagliori rossastri. Presi l'abitudine di fissarla a lungo, nel lunghi pomeriggi estivi, quando l'afa era tremenda e non si poteva scendere in cortile.
Tra lo sbuffo del ferro da stiro di mia madre e  la televisione accesa su una telenovelas, io sbirciavo di sbieco il ritratto della donna bellissima. Sembrava assumere diverse espressioni a seconda del mio umore, quel suo sorriso dolente, irto di promesse non mantenute, di silenzi indecifrabili.
Non era come nessun'altra ragazza che avevo modo di vedere a scuola, per strada, durante quella mia complicata adolescenza pregna di disagio e solitudine. A tutte le altre mancava quell'alone etereo che la ragazza nella foto invece possedeva. Tutte erano terrene e comunque sempre più brutte di lei, nella loro concretezza di esistenti.
Non mi azzardai mai a chiedere chi fosse, né a mia madre né tanto meno a quell'orso di mio padre. Stava tra i santi della famiglia, ma io proprio non pensavo fosse morta.
Arrivai a cercare in casa frammenti di lei, segni ed indizi della sua esistenza, e di dove fosse, dove abitasse, che legame ci fosse tra lei e la mia famiglia.
Forse mi ero innamorato.
Il cuore palpitava prepotente quando ero ad un metro dalla sua foto, quando l'occhio cadeva risucchiato nel suo, di pioggia e tempo e polvere e chissà quali visioni dentro di lei.
A scuola scrivevo lunghe lettere infervorate, ma non avevo l'indirizzo a cui spedirle.
Passò il tempo. Conobbi la concretezza dell'amore e le sue rappresentazioni reali.
La mia voglia di poesie fatta d'aria e stupore lasciò il posto al desiderio di un abbraccio, di un amplesso. Mi scordai della ragazza in foto.
E solo dopo anni, casualmente, andando a trovare i miei di già che vivevo da solo, incappai in quello sguardo sereno ma triste e chiesi (svanito il terrore di tredicenne, scomparsa la mia ingenuità) ma chi diavolo fosse quella ragazza in mezzo, tra gli altri, alla nonna, allo zio Gustavo, e a mio cugino annegato.
"Quella è tua sorella" mi disse mia madre, asciugandosi una lacrima che non vidi.
"Vuoi sapere com'è morta?" aggiunse, impettita nel suo grembiule da casa.
Le dissi di no.


postato da: ferrovito alle ore 11:46 | link | commenti
categorie: racconto
domenica, 31 maggio 2009

LEO dI ZERVI

Copertina_LeodiZervi[1]"Leo di Zervi - Storia di una cittadina di provincia"
Andrea Roccioletti
f.to 15x21, pp.96, 10.00 euro.
collana Graffiti
ean 9788862520461
Iacobelli editore
(distribuzione PDE)

La storia si svolge in una cittadina di provincia, Zervi, che il protagonista, Leo, ama e odia allo stesso tempo: sua culla e sua prigione, luogo dove sono ancorati i suoi ricordi piu' belli e le sue disperazioni piu' nere. Da un lato c'e' la storia e le vicissitudini di un paese che assomiglia a tanti piccoli centri distanti dai capoluoghi e dalla Storia in genere; dall'altro c'e' Leo che, scontento della sua vita, sfoga la sua rabbia  ribellandosi a quella normalita' soffocante che sembra avergli gia' preparato il futuro. Il destino di questa storia portera' Leo e i suoi amici a non essere piu' quelli di prima: sarà scegliere che cambierà loro la vita.


postato da: ferrovito alle ore 11:19 | link | commenti
categorie: libri, amici
venerdì, 29 maggio 2009

Condominio reale su TorinoBlog

Immaginatevi la scena: abitate in un condominio, un covo pieno zeppo di gente bizzarra pronta a tutto, ma davvero a tutto, pur di sfondare nel mondo dello spettacolo e apparire sullo schermo televisivo.

Immaginate anche che il reality più famoso del mondo, quel fratello impertinente che ha frugato nell’intimità di migliaia di concorrenti, si appropri del palazzo intero e dei suoi inquilini promettendo loro una svolta radicale e un gran bottino in cambio dell’intimità, diritto umano proprio di ogni società civilizzata. Quello che ne avrete saranno zuffe, rocambolesche performance sessuali, lotte corpo a corpo ed esibizionismo: ecco gli ingredienti del nuovo libro di Vito Ferro “Condominio Reale”, una storia moderna in bilico tra finzione e realtà in cui l’unico principio attivo (e sano) della faccenda è l’amore, sentimento raro nato dalla alleanza di alcuni inquilini contro la belva occhialuta che nasce timido come un giglio bianco in un campo di narcisi(sti) biechi e violenti.

Ironico, pungente, agro e dolce.
Vito Ferro, sei stato nominato.

di Giada Aramu (che ringrazio di cuore)

Qui.


postato da: ferrovito alle ore 12:33 | link | commenti
categorie: recensione, condominio reale
domenica, 17 maggio 2009

Village


postato da: ferrovito alle ore 12:06 | link | commenti
categorie: foto, io

Le orme che seguimmo

Le orme che seguimmo
tra stelle di vetro sul pavimento
ci portarono in mezzo al bosco
della città, tra fontane di marmo
e qualche sogno.
Ancora a parlare di molecole
in volo, di spinte nel vento.
L'undici maggio, il mattino
che si fece stagno morbido
al tuffo, e non ricordare il dolore
mai più, mai niente.
Le orme che seguimmo
erano piccoli piedi scalzi
intorbiditi dall'erba fresca.
In fondo, due alberi, un'altalena
e la pozza d'ombra scura
dove albeggiò sicuro
il cielo di maggio.
Ci fermammo a respirare.
Tornò il ricordo di qualcosa
di nostro, dell'infanzia:
non si sa se musica, gusto,
aspirazione, gesto.
Ci unì come niente del presente
ed è di quello che stiamo, pazzi
di gioia, ancora piangendo.
 

postato da: ferrovito alle ore 11:19 | link | commenti
categorie: poesia, infanzia
sabato, 09 maggio 2009

Sabato piove

Le foglie sopra le pozze
di pioggia stanca, adesso
un passo leggero che scuote
le vie che attraversiamo
illuminando
Gente che sorride gente che passa
come deve passare
E il viaggio di molecole
minuscole sentinelle
nostre testimonianze, doni
di cui solo noi siamo possessori
E in un abbraccio sotto le coperte
mentre fuori ancora sabato piove
indolente
nasce una nuova possibilità
felice
di mani piedi unghia capelli un nome
da scegliere

Le foglie sopra le pozze
di luce nella sera che incombe
- strana bestia mansueta
dagli artigli di crema
pronta a ghermire
le tue ciglia truccate -
Sei la madre di un sogno
che ho fatto
tanto tanto tempo fa
ricoperto di malinconia
e che adesso ci impegna
a dargli un volto
occhi a mandorla
bocca socchiusa
gioco di bellissima follia
La genetica la psicologia
l'euforia la magia squattrinata
numeri e parole
che diano un senso
al mistero
di un figlio che dovrà nascere

postato da: ferrovito alle ore 13:15 | link | commenti
categorie: poesia
mercoledì, 06 maggio 2009

Villa Genero

Chiunque potrebbe
credere di noi
che fummo soltanto
fuoco, fango,
cometa, desiderio,
dispetto, inganno
ma non importa:
al fondo
del sentiero
che tracciammo
si staglia
nitida l'unica
ombra disciolta
che ci contiene
in un crescendo lento

postato da: ferrovito alle ore 11:42 | link | commenti
categorie: poesia
lunedì, 04 maggio 2009

"Cerco lavoro" su Il Corriere del web

Per capire e, perché no, ridere dei tanti colloqui di lavoro già sostenuti, Cerco lavoro (http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/cerco-lavoro/891006) di Vito Ferro, nel quale viene narrato come cercare un lavoro sia, a tutti gli effetti, un lavoro vero e proprio, e dove il protagonista di esilaranti colloqui viene esaminato da selezionatori bizzarri, surreali, patetici e crudeli. 50 colloqui che svelano la follia del mondo della ricerca del lavoro, con una inevitabile deriva comica.

Link


postato da: ferrovito alle ore 11:15 | link | commenti
categorie: recensione, lulu, cerco lavoro
domenica, 03 maggio 2009

Incubi da tinello

Tra l'arrivo della pasta e il tg5 che straparla,
a me vengono gli incubi da tinello
Il posto è sempre quello
il rumore della sedia che struscia
Loro senza denti (non tutti, solo alcuni)
che sputacchiano commenti
Non c'è musica nel tinello
e di conseguenza nei miei incubi
Lei non mi salva, perché non vede
i miei incubi da tinello
né gliene parlo mai
soltanto sorride mesta,
mi sfiora la mano
ed io ho brividi di nausea
Gli incubi da tinello
vivono di luce gialla
d'odore di cucina fritta
dei soprammobili sulla credenza
e sulla pendola
ton ton ton maledetta
Arrivo al secondo, bianco,
un cencio
porto il cibo alla bocca
in mezzo ai demoni furtivi
di quando ancora la terra
non era che un progetto
ciabatte per la cera
un tavolo disadorno
portacenere stracolmo
e Cronaca vera sul divano
"Vuoi del dolce?"
mi chiede una voce d'oltretomba
tossendo
E' il segnale che gli incubi da tinello
stanno finendo
Tra poco l'aria fresca, la notte
tornare a casa
poche parole
il letto
e finalmente i miei veri incubi
rassicuranti,
amati incubi venite a salvarmi

postato da: ferrovito alle ore 01:13 | link | commenti
categorie: poesia
venerdì, 01 maggio 2009

Il mio amico è in cielo

a M.

Un sogno caro
un aeroplano
Il mio amico è arrivato
lassù in cielo
sfiorando con le unghia
le nuvole e un ricordo
Aveva il fegato esploso
aveva venti anni appena
Un sogno in nero
un treno
il mio amico è arrivato
lassù in cielo
stringendo tra i denti
parolacce ed un sorriso

Il mio amico è in cielo
ed io sono quaggiù
a far finta che niente
sia successo
niente che abbia incrinato
realmente
il piano di ciò che esiste
e rotola e continua a rotolare
fottuto mondo pallone

Il mio amico è in cielo
adesso
dove avrà venti anni sempre
a venti anni si è forti
e si sta bene
solitamente
non esplodono fegati
non si tirano maledizioni
e così mi piace pensare
che, anche se un po' arrabbiato,
il mio amico in cielo
ogni tanto butta uno sguardo
placato
verso questo mondo
verso me che non comprendo
come possa essere succcesso tutto
il suo fegato esploso
il sogno
il passato condiviso
ormai lontano
e piango lacrime asciutte
cercandolo ogni tanto
tra un lampo e le ultime stelle
del primo mattino


postato da: ferrovito alle ore 07:54 | link | commenti
categorie: poesia